65 VESTITO
(di Arturo Negro, Progetto Standard Teatro, Musiche di Gruppo Zoe, e Dj Francois, Fotoinstallazioni Michele Ricchetti)

Ci sono delle barriere insormontabili tra le persone e le vite. Barriere quasi trasparenti. E’ per questo che immaginare che qualcuno, da qualche parte, appoggi dita leggere sugli accordi di una chitarra e abbia tempo di immaginare proprio te è lecito. Necessario.

Non come è scritto sul giornale. Non ancora. Servirebbe probabilmente trovare il modo di farlo capire a tutti. Ad un mondo mattutino di mani che prendono il quotidiano e lasciano cadere i centesimi. Tutte mani diverse, con la loro vita scritta sopra.Sciocco e inevitabile pensare che chi ha delle belle mani abbia anche un’anima bella. Ma, in tutto questo, solo chi vende i giornali non li legge. Però sa.

Com’è il freddo della metropolitana e la nostalgia di qualcosa che non si conosce ancora ma di cui si sente l’odore, in trasparenza. Una radio che balla sulle cattive notizie e una televisione che confonde professionalmente il senso comune e quello delle cose. E poi com’è il filo sottile, alcolico, furbo e disperato su cui cammina l’attore a ore. Potrebbe essere quello che vuole, ma è solo quello che vuoi. Se paghi. Trasparente come le barriere su cui fa l’equilibrista diventa oggetto, situazione, persone. Anche uno che non hai mai visto, non ti è stato descritto e non vedrai mai? Come no, cara, per 30 sterline.

Peccato che, come nella vita, anche a teatro arriva la resa dei conti. Passa l’ora, l’attore torna trasparente, si squarcia il velo e non cambia niente. Se non, forse, quello che hai sempre immaginato. Silenzioso, però. Magro. Diverso e così riconoscibile non si era mai mosso e non aveva mai chiamato. Ma alla fine parla,e la sua voce non si può dimenticare.

Così è chi vive di illusioni. Chi ne muore. Chi, come il gatto e la volpe ci guadagna sopra. E un sacco di altra gente che le scorge e le assapora in trasparenza, seduta nel buio. E perfino quando smette di applaudire rimane convinta che lo spettacolo, davvero, non sia finito.

Il PROGETTOSTANDARD opera nella zona di Bologna e provincia. Nasce dal desiderio di standardizzare, cioè rendere comuni e ripetibili in modo da poter essere dati a tutti fenomeni non standardizzabili come un abbraccio, il teatro o alcune esperienze di gioco con l’infanzia. Per questo si serve di attori a cui è richiesto solo di non aver paura di svelare la loro umanià  attraverso lo spettacolo, per questo organizza laboratori e lavora per avvicinare più persone possibile a questa chance espressiva.