Non è cinema ma è teatro. forse di posa ma non in posa, e che di sicuro non riposa. Instancabile, giovane e senza fatica. Stress sì, magari, ma che non deve mettere in conto o rendersi conto. Voce al dente, e che non sente. Da tenere a mente: mercoledì 27 erano tutti al Magazzino Parallelo.

Gli applausi finali sono durati 8 minuti, proprio come a teatro. Le risate, il divertimento e l’atmosfera di festa si alternavano all’immancabile question mark che il viso del mimo riesce a trasmettere a chi lo guarda. Maschera impassibile, scherza o sterza, delirio o far sul serio, affronto o racconto?
E proprio come a teatro il pubblico segue ogni movimento e non da tregua agli attori che crescono man mano che la partecipazione tra chi guarda e chi mostra alza il voltaggio. Sempre più gente e sempre più corrente che scorre fuori vena. Proprio come a teatro. Come a dire che il teatro è solo dove si fa teatro.

Quindi al Magazzino Parallelo, ieri sera.

Un kimono rosso e una candela aprono la serata. Voce stentorea annuncia con tono raggrinzito che lo spettacolo sta per cominciare e che non sarà  il teatro  a venire da noi ma che andremo noi da lui. Che il teatro ci risponderà  se noi lo interrogheremo. E infatti bisogna camminare fuori dalla pigrizia dello spettatore stordito e sbavante abituato allo zapping, ed entrare nello spettacolo.
Al di là  del tendone c’è lui. Ci siamo noi. Storditi e sbavanti col cervello spento davanti alla televisione. Spenta. Ma poi c’è un paese delle meraviglie, cavalli a pedali che offrono agli spettatori un viaggetto circolare, macellai cordiali che affettano e incartano prelibati tagli di plastica. Li avvolgono con cura nella carta e li consegnano a spettatori esigenti, con tanto di etichetta sulla confezione. Da consumarsi prima del settembre 4006. (Lo zampetto va per la maggiore, comunque.) E poi c’è l’oracolo. Ci sono dei cioccolatini, e la carta va messa nel barattolo magico dell’oracolo. La frase magica la dice lui. E di solito non è  chi non ama troppo non ama abbastanza. Di solito somiglia di più a nel mondo ci sono due tipi di persone, i lavoratori e i pigri. E chi non ha tempo di lavorare? A ognuno la sua, comunque. Un po’ per caso ma mai a caso, e questo sospetto rimane in ogni spettatore che interpella il sapiente.
C’è un piano che suona. Ma per sentirlo ci vuole occhio, diciamo. Bisogna seguire il musicista, vedere come si muove. Forse suona la musica che ha in testa. Forse quella che abbiamo in testa noi.
Il tableaux vivant ci mette a nostro agio. Il tempo passa e gli spettatori non se ne accorgono…sarà  perchè il tutto è sostanzialmente divertente e cordiale, o perchè non c’è niente di così simile al mondo che conosciamo del collasso davanti alla televisione, del cibo di plastica e di frasi che non capiamo?
Comunque torna il kimono. Non ha la candela. Parla con deciso accento cinese e avverte che il prossimo spettacolo è al di là  del tendone.

Applausi, ma non ovazioni per i ragazzi della Furia dell’Albana. In fondo applaudire alla vita che facciamo solo perchè l’abbiamo vista sul palco, perchè siamo saliti sul palco non è tanto sensato. Che lo spettatore abbia capito come comportarsi dopo una rappresentazione beh…è la prova che colpisce più un teatro che tanta tv.

C’è sempre qualcosa di inquietante nel mimo. E chissà  se è la faccia bianca, il bistro sugli occhi e la bocca inesistente o esagerata. Chissà  se non è invece l’ombra che proiettano su di noi le emozioni rese palesi. Evidenti. Come sarebbe se tutti dimostrassero le loro emozioni come i mimi? E naturalmente, perchè il mimo ci riesce? Qual’è il potere magico della sua maschera? Quando il mimo si strucca, infatti nessuno è più in grado di dire cosa provi.
I ragazzi dello Stabile della Luna sono grandi mimi. E si corteggiano leggiadri, fanno sciogliere dalle risate con la gag nota dello specchio…che però o è perfetta o non fa ridere per niente. Interpretano le canzoni dei cantautori, e cantano, con voce splendida o stonata, le loro. Si muovono sulle note della fisarmonica, si sfidano a partite di tennis all’ultimo sangue, e fanno numeri di magia. Ma soprattutto pensano che…la vita è un cabernet…e va bevuta. Tanta, e fino in fondo.
Lo Stabile della Luna ha sede a Bologna e i ragazzi sono mimi, artisti di strada, attori e autori. Un po’ itineranti e anche insegnanti; fanno corsi per adulti e per bambini e insegnano l’improvvisazione, l’importanza di essere divertiti, per essere divertenti. E l’amore per il teatro. Perchè è questa l’espressione che scuote violentemente la faccia del mimo: basta con la plastica, la noia e il parcheggio del cervello. Attivi, reattivi, pronti. A costo di essere stanchi morti alla fine. La vita è un cabernet e quindi va bevuta, non assorbita via flebo.

Presto i ragazzi dello Stabile della Luna avranno un sito di riferimento: appena sarà  pronto leggerete qui il link.
Solo due parole sul Magazzino Parallelo, in Via Genova a Cesena: ex mercato ortofrutticolo, con tanto di pesa pubblica è stato trasformato e adibito a Isola che ce ne sono poche. Erika e Fabio con l’aiuto degli amici e in collaborazione con a.r.c.i. hanno preso in affitto i locali, lavorato da gennaio scorso per sistemare, ripulire e colorare le pareti. Il locale è aperto da un mese e mezzo. Al Magazzino Parallelo la sera si organizzano concerti, spettacoli e feste per poter dare le stanze, gratuitamente a scuole di musica e organizzazioni che non hanno sede durante il giorno. Il sogno dei ragazzi che gestiscono il Magazzino Parallelo, una volta finito di riorganizzare gli spazi, è quello di adibirlo ad un bed&breakfast per artisti. Naturalmente noi gli auguriamo di riuscire a destreggiarsi tra i meandri della burocrazia e realizzarlo al più presto!

Aspetto di sentire cosa ha da dire qualcuno che ha assistito a spettacoli di teatro che lo hanno colpito, qualcuno che ama il teatro e soprattutto quello sommerso, qualcuno ha qualcosa che gli avanza sugli spettacoli che segnano e quelli che non lo fanno…