Fare shopping…in un museo
31 gennaio 2006
Il profeta dell’arte, Andy Warhol, l’aveva predetto già molti anni fa: “tutti i musei diventeranno dei centri commerciali e tutti i centri commerciali diventeranno dei musei”. Oggi, in pieno capitalismo di matrice americana, la profezia sembra essersi avverata appieno e detta le regole anche nel mondo dell’arte. Per ovviare a questo continuo e sfrenato consumo di avanguardie e controculture, alcuni artisti hanno iniziato a muoversi per mimetismo, manipolando le regole del mercato a proprio vantaggio e traendone anche qualche discreto profitto economico.
Prolificano quindi, opere a tiratura limitata, oggetti d’uso quotidiano firmati da artisti e poi venduti in musei ma anche in gallerie d’arte oppure on-line. Un concetto semplice che rende l’arte accessibile a tutti e se da un lato fa scendere il valore stesso dell’arte e salire quello commerciale dell’opera, dall’altro, è soprattutto un modo per promuovere l’artista e comunicare la sua immagine. Il maestro per eccellenza in queste strategie squisitamente mediatiche è il nostro beneamato Cattelan, che con l’appoggio incondizionato del suo braccio destro, Paola Manfrin di McCann Erickson, fa la sua proposta di “multipli d’artista“. L’opera consiste in una versione in scala 1:6 del suo ex spazio espositivo di New York per offrire ai 2500 fortunati acquirenti la possibilità di cimentarsi come curatori di mostre small size.
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