Il Festino di Emma Dante
1 dicembre 2008
Sabato 29 novembre, ore 21 circa, il palco del Teatro Astra è un tripudio di colori, palloncini, festoni, un pacco regalo e una lettera di auguri: tutto fa intendere che stia per cominciare una festa.
E in effetti c’è qualcosa di molto importante da festeggiare perchè Paride, uno dei due protagonisti de “Il Festino”, si accinge a celebrare il suo 39esimo compleanno, una data importante. Peccato che gli invitati siano solo delle scope e la lettera sia firmata da un padre che dice di voler far ritorno, prima o poi, dopo essere stato via per troppo tempo.
Certo non è facile avere due figli maschi, due gemelli, l’uno più “aggrippato” dell’altro, Paride in testa e Iacopo nelle gambe.
Paride e suo fratello, intepretati entrambi dall’attore Gaetano Bruno, sono due gocce d’acqua: uno è il corpo, l’altro la mente, Paride mangia e Iacopo si sazia, il primo dorme, il secondo sogna….
Hanno vissuto in simbiosi, per anni, completandosi a vicenda e vivendo sempre alla ricerca di equilibrio, lo stesso che Paride ha sempre cercato di dimostrare a suo fratello.
Paride compie 39 anni e in questo giorno di amara felicità si inverte con il suo doppio, ci gioca, lo sfotte e non capisce più se dei due è l’altro o se stesso. Dentro lo sgabuzzino, in cui è cresciuto, scarta il regalo del suo compleanno che consiste in otto scope: Guendalina, Giangaspare, Vincenzo, Antonella, Carola e Sammy, tutti gli invitati al festino dei due gemelli. Iacopo balla il cha cha cha con le scope, che grazie alla formula magica di Paride : “thalita kuum, thalita kuum…” per la prima volta rimangono in piedi in un magico equlibrio.
La giovane regista Emma Dante firma uno spettacolo in cui si coglie il clima inconsolabile del dolore che stride, ma si fonde, con il tema della festa di compleanno: un festino connotato da un velo di tenerezza bruciante che riporta in superficie drammi del passato, un’infanzia vissuta ai margini, il rifiuto del padre, la perdita della madre, la ricerca continua di un equilibrio.
Gli spietati e a volte assurdi parametri che definiscono il concetto di “diverso” si risolvono in una atroce, spietata indifferenza: tra torte in faccia e scope in equilibrio, ogni ricerca del baricentro della vita, di una vita “interrotta”, rimane drammaticamente insoluta…
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