coutney_love

Sabato scorso, una delegazione del cosca team (nello specificio Pietro ed io), ha fatto un salto in quel di Milano per visitare due mostre organizzate a Palazzo Reale: Vivienne Westwood, retrospettiva da me molto attesa visti anche i toni entusiastici con cui è stata presentata, e David LaChapelle, celebrazione del fotografo delfino di Andy Warhol.

Be’, la mostra su Vivienne Westwood mi è piaciuta molto anche se mi aspettavo di più: più punk, invece relegato in una stanzetta striminzita che non rendeva giustizia alla rivoluzione che ha innescato; più scarpe, da sempre punto di forza nella produzione della stilista inglese, ritenute delle vere opere d’arte tanto da meritarsi una mostra a loro dedicata (di cui vi avevo parlato l’anno scorso); più impatto scenografico , per quanto riguarda l’allestimento (stiamo sempre parlando della regina degli eccessi e della provocazione, no?).

Impeccabile, invece, la mostra su LaChapelle: 350 opere appese a muri rigorosamente bianchi e contornati solo da una cornice minimal anch’essa bianca, sono le immagini a parlare, a raccontare, a suggerire, incantare, stordire, strabiliare.
Si parte con  una foto che ritrae la rocker Courtney Love ripresa come una “Madonna del sudario” mentre tiene tra le braccia il corpo esanime di un giovane ucciso dalla droga (molto simile a Kurt Cobain…); si continua con gigantografie di foto molto familiari (ah, si le ho viste su Vogue!) che riprendono modelle agghindate con abiti ed accessori delle più grandi maison mentre incappano in tragedie ambientali o scenari futuristici; e poi, bellissima tutta la parte dedicata alle star: fotografie che celebrano la bellezza patinata di attori, modelle e cantanti di cui si mettono in luce anche i vizietti e l’ossessione per la perfezione…
Da non perdere.