L’aria salata (Italia 2006)
di Alessandro Angelini, con Giorgio Pasotti, Giorgio Colangeli, Michela Cescon, Katy Sauders

Ha il suo perchè

Fabio è giovane e lavora come educatore in un carcere di Roma. Il detenuto Sparti ama il sole in faccia e gli piace disegnare. I due non hanno niente in comune, tranne il DNA. Un padre sottile raschiato via dalla colpa e un figlio fragile che vuol correre più veloce della sua paura. Un bel duetto, non c’è che dire, a cui le cose riescono male, malissimo. Non riescono ad aiutarsi, non riescono a capirsi. Quasi non riescono a parlarsi. Sparti non capisce che Fabio vuole unicamente sentire sulla testa le mani di suo padre. Fabio non capisce che il padre desidera solo morire.
Angelini sceglie macchina a spalla e luce accecante per descrivere il bruciore nei polmoni dopo una boccata d’aria. Salata come le lacrime.

“un po’ telefonato, a dir la verità. Un po’ ce lo aspettiamo fin dall’inizio. Un po’ inutile il ruolo della ragazza ultragnocca di Fabio. Ma un Giorgio Colangeli ruvido e convincente, un tema importante e un Giorgio Pasotti non ancora (e forse mai) maturo nella recitazione. Ma ultragnocco anche lui.