L’udienza è aperta (Italia, 2006)
di Vincenzo Marra, in collaborazione con Rai Cinema

Ve ne parlavo nel post intitolato Napoli ci rende giustizia e adesso eccolo qua, il documentario di Vincenzo Marra. Un giudice della corte d’appello, un giudice a latere, un famoso avvocato penalista napoletano e un caso legato alla camorra sono gli ingredienti principali. Ma la protagonista è lei, bella guagliona bendata. La giustizia italiana in uno scorcio di vita quotidiana. Una giustizia che scrive i numeri di telefono sul muro ma è disposta a fare udienze il sabato mattina, che mangia pane e salame e scrive sui giornali, che arriva e non trova la porta aperta , ma non chiude la porta in faccia a chi accoltella la moglie. Una giustizia fatta di uomini e di cultura, di cavilli e di prigioni, di idee di destra e idee di sinistra. Una giustizia per passione o per mestiere, che santifica il tribunale o profana la chiesa? Una giustizia che forse c’è e forse manca, o forse che comincia ad esserci proprio perchè sottolinea da se stessa quando manca.

Il documentario è girato con una macchina da presa che pedina, che non molla mai le facce e che le scruta da sotto in su. Mi è venuto in mente che è quello che mi succedeva quando ero bambina: vedevo le facce tutte da sotto, e le vedevo gigantesche. Solo che lo sguardo della macchina non è ingenuo. E’ un bambino ne sa un sacco, questa volta.