mfmIl dibattito sull’Autore non passa mai di moda. Nonostante la tendenza postmoderna a smitizzare l’autorialità, quando si parla di poetica personale, portata avanti con coerenza e passione il dibattito torna ad accendersi. Interessante sarebbe sapere cosa ne pensate voi sugli autori, e cioè cosa per voi sta a distinguere un autore dal resto, ammesso che l’autore esista ancora. Milano, nel frattempo, ha ospitato dei giovani filmmakers che, come molte persone che amano il cinema, non sono disposti a liquidare il concetto di autorialità come passato di moda.
Il dibattito, facilitato da Federico Rizzo, ha ospitato tra gli altri Giorgio Carella, Tecla Taidelli e Simone Scafidi, tre giovani registi che oltre a raccontarci la loro idea di autorialità hanno presentato alcuni loro lavori, inserendoli nel progetto cinematografico che orienta la loro vita.
Interessante sentire esposte così molteplici e sfaccettate idee di cinema, unite da una passione comune. Carella sviluppa le sue riprese seguendo il fil rouge della sconfitta ma non della resa, e quindi passa dall’esplorazione del mondo degli adolescenti, notoriamente sempre in lotta, al documentario su una vecchiaia indomita di alcuni membri del reparto Speciale della Marina Italiana. (Gli astronauti del mare, in lavorazione).
Per la Taidelli, che ha già fatto parlare di sé con Sbocchi di Vita e Fuori Vena non ha nessun senso cercare ispirazione nella fantasia, perché la vita, che è un eccellente film dell’orrore, ne offre di continuo. La giovane regista partirà presto per il Brasile per realizzare un documentario sulle favelas.
Scafidi parla invece di un cinema che con sincerità non dice tutto, ma lascia dei dubbi, e realizza i suoi film col principale obiettivo di non lasciare indifferenti. Bellissimo il montaggio proiettato Appunti per la distruzione. Il protagonista è Dante Virgili, allucinato nazista, ma anche uomo di ripugnante bruttezza e completamente solo. Scafidi non offre soluzioni, giustamente, ma pone un dubbio terribile sull’ideologia, quando è basata sulla disperazione.

Ancora applausi al Milano Film Festival, quindi. Per aver trovato il tempo, e il modo, di ospitare il discorso sul cinema. E aver contribuito a farlo evolvere.