Gli antipatici – Milano e il discorso sull’autore
24 settembre 2007
Il dibattito sull’Autore non passa mai di moda. Nonostante la tendenza postmoderna a smitizzare l’autorialità, quando si parla di poetica personale, portata avanti con coerenza e passione il dibattito torna ad accendersi. Interessante sarebbe sapere cosa ne pensate voi sugli autori, e cioè cosa per voi sta a distinguere un autore dal resto, ammesso che l’autore esista ancora. Milano, nel frattempo, ha ospitato dei giovani filmmakers che, come molte persone che amano il cinema, non sono disposti a liquidare il concetto di autorialità come passato di moda.
Il dibattito, facilitato da Federico Rizzo, ha ospitato tra gli altri Giorgio Carella, Tecla Taidelli e Simone Scafidi, tre giovani registi che oltre a raccontarci la loro idea di autorialità hanno presentato alcuni loro lavori, inserendoli nel progetto cinematografico che orienta la loro vita.
Interessante sentire esposte così molteplici e sfaccettate idee di cinema, unite da una passione comune. Carella sviluppa le sue riprese seguendo il fil rouge della sconfitta ma non della resa, e quindi passa dall’esplorazione del mondo degli adolescenti, notoriamente sempre in lotta, al documentario su una vecchiaia indomita di alcuni membri del reparto Speciale della Marina Italiana. (Gli astronauti del mare, in lavorazione).
Per la Taidelli, che ha già fatto parlare di sé con Sbocchi di Vita e Fuori Vena non ha nessun senso cercare ispirazione nella fantasia, perché la vita, che è un eccellente film dell’orrore, ne offre di continuo. La giovane regista partirà presto per il Brasile per realizzare un documentario sulle favelas.
Scafidi parla invece di un cinema che con sincerità non dice tutto, ma lascia dei dubbi, e realizza i suoi film col principale obiettivo di non lasciare indifferenti. Bellissimo il montaggio proiettato Appunti per la distruzione. Il protagonista è Dante Virgili, allucinato nazista, ma anche uomo di ripugnante bruttezza e completamente solo. Scafidi non offre soluzioni, giustamente, ma pone un dubbio terribile sull’ideologia, quando è basata sulla disperazione.
Ancora applausi al Milano Film Festival, quindi. Per aver trovato il tempo, e il modo, di ospitare il discorso sul cinema. E aver contribuito a farlo evolvere.
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28 settembre 2007 alle 16:59
ma come mai a Milano si nascondono queste realtà invece di farle emergere? forse chi ha in mano il cinema ufficiale ha paura della propria mediocrita? mi sembra l’unica spiegazione plausibile…comunque veramente un bell’incontro, grazie a rizzo e agli altri registi, tutti geniali.
29 settembre 2007 alle 11:32
immagino che ci siano due ordini di problemi a questo proposito. il primo che riguarda la visibilità del mondo, interessante e molto produttivo del cortometraggio. da appassionata sostenitrce del cinema in short version mi sono sempre chiesta come sia possibile per un critico pensare di dover stare un’ora e mezza davanti ad un film per capire se funzioni o no. esistono cortometraggi bruttissimi. altri bellissimi. senza voler dire che chi gira un buon corto farà un eccellente lungometraggio, mi pare che la bravura di molti promettenti autori di corti venga troppo sottovalutata invece che sostenuta e pensata come una scommessa sul futuro.
il secondo problema riguarda invece l’oscurità in cui versano tutta una serie di iniziative bellissime e approfondite sul cinema, spesso a titolo gratuito, facilitate da personaggi colti e preparati. (chi sa qualcosa sul Korea Film Fest a Firenze in marzo? chi sul premio 50 ore a Bologna? chi sul concorso corti a Mestre quest’anno dal 9 al 13 ottobre?)
credo, senza aver la pretesa di dare soluzioni assolute, che da una parte sarebbe necessaria una maggiore attenzione da parte di pubblico, critica e addetti ai lavori verso una produzione fertile e promettente come quella dei cortometraggi o dei film indipendenti. dall’altra una maggiore predisposizione da parte di questo mondo, che non sempre, ma spesso, ha un atteggiamento chiuso e un po’ d’elìte, nei confronti di stampa, marketing e promozione. in questo modo si attuerebbe un circolo virtuoso che da un atteggiamento di apertura porterebbe alla visibilità. o per lo meno si metterebbe in moto un sistema che da troppo tempo rimane fermo (…e io avrei molti più articoli da scrivere! :))