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Il dolce e l’amaro (Italia 2007)
di Andrea Porporati. Con Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Toni Gambino, Gaetano Bruno, Gioacchino Cappelli, Ornella Giusto, Emanuela Muni, Vincenzo Amato, Renato Carpentieri, Fabrizio Gifuni

Un uomo è per un terzo formazione. Ma per due terzi propensione. Questo, Don Gaetano sembra saperlo bene, nel momento in cui comincia a preoccuparsi dell’educazione di Saro Scordia. Il padre del bimbo è mancato, ma per fortuna c’è un padrino ad occuparsi di lui. La gavetta è pesante, progressiva, ma costante. Perché mafiosi si nasce e non si diventa. Perché quello della mafia è un gene, non un destino. E la dimostrazione arriva o no, nel momento in cui il cucciolo diventa adulto, quando il battesimo non è più con l’acqua, ma col fuoco. Se devi uccidere qualcuno che conosci bene, devi sopportare per molto la puzza del sangue nelle narici, e l’amaro in bocca.
A chi sostiene che sulla mafia non ci sia più niente da dire Porporati risponde è vero. Questo film non racconta niente sulla mafia che Coppola non avesse già narrato. Ma forse questa non è una buona ragione per smettere di sollevare l’argomento. O sì?
 
Repetita iuvant, sed “annoiant”.  Se la criminalità organizzata evolve  perchè il cinema rimane incastrato nei cloni di Don Vito Corleone? Ma la‘ndrangheta, le organizzazioni pedofile sul web o, ancora meglio, i privilegi in certi ambienti lavorativi in cui per entrare devi avere un santo in paradiso o un padre nella dirigenza, non sono “mafie” più interessanti? In tutto questo comunque, nota di merito a Renato Carpentieri, il boss. Bravissimo.