La stella che non c’è
16 settembre 2007
La stella che non c’è (Italia, 2006)
di Gianni Amelio, con Sergio Castellitto , Tai Ling
Come se il mestiere di un uomo contasse. Come se fosse possibile incontrare di nuovo un paio di occhi a mandorla in un mare di occhi a mandorla. Come se il silenzio in un film funzionasse più delle parole. E le parole in cinese fossero più chiare di quelle in italiano. Amelio gira una favola, un viaggio. Ma non c’è niente di sdolcinato nella storia di un uomo, che non a caso si chiama Vincenzo Buonavolontà, che intraprende un viaggio nel lontano Oriente per consegnare una centralina da lui modificata ai nuovi acquirenti, cinesi, dell’acciaieria in cui lavorava prima.
Un film che offre davvero un bello scorcio di quella Cina in rimonta che sul Sole 24 ore è predetta e temuta da tempo. Ma Amelio non parla di bilanci aziendali, naturalmente. Guarda la gente, senza capirne la lingua e indagando i loro sguardi, mettendoci nella stessa situazione di Castellitto-Buonavolontà che deve affidarsi ad una interprete per capire un mondo. Poi ci sono cose che non serve spiegare, e favori che si chiedono senza sapere il cinese, certo. E c’è il tentativo di Amelio di pensare ad un happy end. Come se tutte le favole finissero bene.
Liberamente tratto dal romanzo di Rea “La dismissione” il film è coraggioso, e ha momenti di dolce intensità. Ma è un film di attesa, attesa continua. Forse da un regista impegnativo come l’autore de “ Le chiavi di casa” (Italia 2004) non è lecito aspettarsi un action movie. Ma 104 minuti di attesa di una stella che non c’è, alla fine diventano un po’ troppi.
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