Le rose del deserto (Italia 2006)
di Mario Monicelli, con Alessandro Haber, Michele Placido, Giorgio Pasotti, Stefano Scaldaletti e Fulvio Falzarano

Non è un film attuale. Oggi non si può più parlare così della guerra. Ma non ne ha nemmeno la pretesa.

Tratto dal romanzo di Mario Tobino, Il deserto della Libia il film parla del 3° reparto, 31° sezione Sanità  che si accampa a Sorman, sperduta oasi del deserto libico. Il campo non ha molto di marziale,effettivamente, il maggiore Haber non fa che scrivere all’amatissima moglie, il tenente Pasotti scatta fotografie e il frate Placido assolve i peccati di tutti senza ascoltarli. E’ proprio quello il periodo in cui le sorti della guerra si rovesciano e il campo viene invaso da soldati in fuga e da un esercito di feriti.
Questo è un film che Monicelli ha già  fatto. Quindi lo sa fare. Il tocco del maestro è evidente nella comicità  strafalciona dell’italiano in guerra che tira a campare come può. Lo spaghetti-hero è come sempre reso in tutta la sua forza umana e superficiale. Romantico, infantile, caritatevole, caciarone e facile alla collera e al perdono, il soldato italiano guarda le stelle pensando ad una moglie che lo cornifica, caccia nei guai sè stesso e la sua bella quando si innamora della donna di un arabo, urla di fronte alle ingiustizie e si fa ammazzare per un pezzo di pane. Parla con Dio in dialetto e declina la carità  a pedate, seppellisce i nemici vicino ai suoi morti, e cerca di far carriera con l’apparenza, però è capace di morire per recuperare delle lettere d’amore.
Questo è un film che Monicelli ha già  fatto. Quindi lo sa fare.

Non dimentichiamoci da dove è venuto questo film: La grande guerra (1959), L’Armata Brancaleone (1965), e non dimentichiamoci dove possiamo specchiare il nostro essere uomini ed essere italiani: I soliti ignoti (1958),  Guardie e Ladri (1951), I compagni (1963), tutti del maestro Monicelli.