L’uomo in più
9 dicembre 2006
L’uomo in più (Italia, 2001)
di Paolo Sorrentino, con Andrea Renzi, Toni Servillo,
Lo hanno visto in pochi…
Antonio Pisapia: un nome e due destini. Un po’ simili forse. Una volta sull’altare per un goal fenomenale e per un grande concerto, e due volte nella polvere. Il calciatore per aver rotto i legamenti e non essere riuscito a diventare allenatore e il cantante per violenza su minorenne e omicidio di un presidente. Ma solo uno dei due non si rialza più. Ed è fondamentalmente l’uomo triste, quello che non riesce a vedere l’esistenza come un gioco e la guarda solo dall’alto. Come dire che nella vita si fanno un sacco di cose grandi e un sacco di cose stupide, e come dire che da dove le cose arrivano, là ritornano, pagando l’una all’altra il prezzo di essere arrivate secondo l’ordine ingiusto del tempo. E’ uno specchio che riflette poco e modella molto,l’identico nome di due persone così diverse. Non ci si lega per somiglianza, non ci si lega per diversità , ci si lega e basta. E i due si trovano ad essere legati nel modo più improbabile.
Sorrentino ha delle gran trovate. E’ tagliente, se vuole. Poi, a volte non vuole, e rimane intrappolato in debolezze romantiche, come le donne troppo belle e troppo misteriose che circondano questi personaggi maschili invece così profondi. Ma che lo faccia apposta o no il risultato cambia poco. I suoi, con le precisazioni del caso, sono tutti bei film.
…quindi guardatelo.
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10 dicembre 2006 alle 16:03
Ho avuto la fortuna di vederlo per caso circa un anno fa.
Concordo, un ottimo film italiano sottovalutato.
E’ stata un sorpresa: non conoscevo Sorrentino.
12 dicembre 2006 alle 11:57
Anche Le conseguenze dell’amore e L’amico di famiglia hanno punti deboli, ma altri molto forti e soprattutto sono delle storie. Spesso il cinema racconta, ma non si sa cosa. Sorrentino è capace di raccontare delle storie.Così resta sempre il dubbio che le debolezze siano volute.
22 gennaio 2007 alle 06:33
Il film è geniale… è quello a cui sono più affezionato di Sorrentino. Tony Servillo è un esempio di come recitare in maniera “alta”, talvolta ostentata ma necessaria per il tipo di personaggio. La scena del concerto in Abruzzo è da brividi…
“Uomo tinto, io ti faccio nu piacere a te…’sta machina ten ‘o stess’mercat ca tien’ tu…”
Colonna sonora paurosa.
Non vedo punti deboli cara Ste…
22 gennaio 2007 alle 16:51
il punto debole sono le donne, per me. tanto i peronaggi maschili sono profondi, intensi e perfetti nella loro umanità tanto le donne sono macchiette. la moglie che ovviamente non capisce il sognare incerto dell’allenatore che ha in casa, la ragazzina mozzafiato che non aspettava altro che fare un pompino ad un vecchio cocainomane, e la più insignificante è la terza. la scena al tavolo con antonio per me è il punto più basso del film. un dialogo che non ha niente di crudo, non ha niente di sexy e non ha niente di tutto il livello notevole del film. anche a me è piaciuto tanto, ma trovo che, se proprio bisogna cercare un difetto a sorrentino ( e non bisogna mica per forza… è uno dei registi che amo di più…) è la sua resa un po’ troppo di superficie delle donne.
Come dicevo nel commento precedente potrebbe essere voluto…potrebbe essere che lui scelga di presentare le donne solo da un punto di vista più di contorno, ma a chi mi rispondesse che questa è la storia della volpe e l’uva non saprei cosa ribattere…
29 gennaio 2007 alle 16:22
Io non credo che le donne siano un punto debole a livello registico o strutturale, credo che il problema riguardi l’universo dei personaggi di Sorrentino: non esiste un personaggio “buono”, è difficile incontrarlo in tutti i suoi film. Le donne non fanno eccezione prima di tutto perchè difficilmente si rendono protagoniste e poi perchè compattano quest’universo fatto di bugie e tradimenti, di sofferenze e di cattiverie. La mamma di Pisapia tira fuori tutta la cattiveria che un essere umano possa dimostrare quando dice al figlio che avrebbe desiderato la sua morte al posto di quella del fratello.
Piasapia calciatore è in fondo un mediocre, nonostante ci si possa affezionare a lui, e da mediocre non fa fatica ad innamorarsi di una donna mediocre come quella della festa di Carnevale. Da qui è chiaro che i dialoghi che ne escono non siano di quella profondità che da spettatori passivi ci si aspetterebbe.
In poche parole non farei una distinzione fra personaggi maschili e quelli femminili, semplicemente li collocherei nel medesimo universo di personaggi meschini, mediocri, egoisti e sofferenti che fanno da vessillo nel cinema Sorrentiniano.
Posso essere d’accordo nel sostenere che le attrici scelte dal regista sembrano meno incisive e capaci degli attori maschi. Ma questo è tuttaltro discorso.