L’uomo in più (Italia, 2001)
di Paolo Sorrentino, con Andrea Renzi, Toni Servillo,

Lo hanno visto in pochi…

Antonio Pisapia: un nome e due destini. Un po’ simili forse. Una volta sull’altare per un goal fenomenale e per un grande concerto, e due volte nella polvere. Il calciatore per aver rotto i legamenti e non essere riuscito a diventare allenatore e il cantante per violenza su minorenne e omicidio di un presidente. Ma solo uno dei due non si rialza più. Ed è fondamentalmente l’uomo triste, quello che non riesce a vedere l’esistenza come un gioco e la guarda solo dall’alto. Come dire che nella vita si fanno un sacco di cose grandi e un sacco di cose stupide, e come dire che da dove le cose arrivano, là ritornano, pagando l’una all’altra il prezzo di essere arrivate secondo l’ordine ingiusto del tempo. E’ uno specchio che riflette poco e modella molto,l’identico nome di due persone così diverse. Non ci si lega per somiglianza, non ci si lega per diversità , ci si lega e basta. E i due si trovano ad essere legati nel modo più improbabile.

Sorrentino ha delle gran trovate. E’ tagliente, se vuole. Poi, a volte non vuole, e rimane intrappolato in debolezze romantiche, come le donne troppo belle e troppo misteriose che circondano questi personaggi maschili invece così profondi. Ma che lo faccia apposta o no il risultato cambia poco. I suoi, con  le precisazioni del caso, sono tutti bei film.

…quindi guardatelo.