Dal 9 al 14 luglio a Montecatini si è svolta la 58° edizione del Festival del Cortometraggio. Ecco una piccola recensione dei film della sezione documentari che a mio avviso meritano molta attenzione.

NERO PECE (Italia, 2006)
di Marco Rizzo
Una poesia per Venezia, da un veneziano che la ama. La critica. La svergogna. Le appartiene. Così non ci sono gondole nel film di Marco Rizzo. Neanche l’ombra di una gondola. Non ci sono turisti, non ci sono maschere. A stento S. Marco fa capolino, fa impressione. Perchè è completamente vuota. Ci sono delle seppie, nella loro acqua nera. C’è il nero delle stradine strette, il nero cupo della città  malinconica e il nero brillante della notte veneziana di chi è giovane e la vive, anche se per poco. La voce che racconta gratta il nero, lo esplora. E una volta raschiato tutto, ecco che, forse, ci appare la vera Venezia.

AROUND THE TOMB OF ABEL (Russia, Siria, 2006)
di Housam Abdoulghani
In Siria c’è la tomba di Abele. Lunghissima e monumentale viene visitata da pellegrini di tutto il mondo. Ma soprattutto di tutte le religioni. Il regista chiede ai turisti, e agli spettatori perchè stato ucciso Abele? Per gelosia, dice qualcuno. Perchè era cattivo, dice qualcun altro.Il bene e il male sono entrambi dentro di noi. Smetterà  la gente di uccidere? Per adesso no.Un giorno forse. Il documentario di Abdoulghhani sembra solo sottolineare che è dal funerale di Abele che chi non uccide dà questa risposta.

KOKOS (Norvegia 2006)
di Charlotte Blom
Cosa faresti se, dopo aver incontrato un uomo come Alfred, timido ma dolce, lo rivedessi proprio nel bar adiacente alla fabbrica di torte di cocco in cui sei andata con una amica a chiacchierare?
Come ti comporteresti se il padre di Alfred fosse proprio il padrone della fabbrica e se ci fosse una serie di persone che, come te sono lì a prendersi una pausa? Lina, l’irresistibile trentenne che ormai non dice più bugie agli uomini, non ha dubbi:si esibisce in danze e balli per far capire la sua passione al timido Alfred . Il documentario sulla fabbrica di torte si trasforma in una divertentissima docufiction musicale e gli avventori del bar diventano gli spettatori dell’immancabile happy end.

BETON (Israele, Palestina 2006)
Di Nechama Goldstein
Beton vuol dire cemento. E’ di cemento il muro separatorio, alzato nel conflitto israelo-palestinese. E’ una storia antica, quella dei muri che separano l’est dall’ovest e il nord dal sud. Che separano le vite, la gente e soprattutto separano i margini di un conflitto che invece dovrebbero trovare unione. I villaggi a ridosso del muro sono poveri e i bambini di questi villaggi sono molto più grandi della loro età . Sono duri, mantengono le loro famiglie, le loro promesse. Non piangono spesso. Ma sanno ancora giocare a calcio. Chissà  se saranno le pallonate, ad abbattere questo muro.
Nachama Goldstein ha ventiquattro anni e si è laureata alla Facoltà di Film e Televisione dell’Università di Tel Aviv. Negli ultimi cinque anni si è impegnata unicamente nella promozione del dialogo tra israeliani e palestinesi attraverso le NGO locali. Beton ha vinto la sezione Documentario al Festival di Montecatini.