Napoli ci rende giustizia
7 settembre 2006
Aspettando di vedere come reagirà Venezia al nuovo lavoro di Vincenzo Marra “L’udienza è aperta” (Italia,2006), solo due parole sul precedente “Vento di Terra” (Italia,2004) con Vincenzo Pacilli, Edoardo Melone, Francesco Giuffrida.
Bisogna essere in vena per guardarlo, naturalmente, come tutte le pellicole più o meno recenti dell’ inquieta avanguardia napoletana.
E’ una medusa di avanguardia, questa: varie teste, inquadrature diverse, sceneggiature molteplici. Ma partenopea. Indagatrice. Poco sotto i riflettori, molto dietro la macchina da presa. Ognuno per sè e tutti per il cinema. E per la gente, che spesso non è cinema ma a volte lo è.
Tutti abbiamo un preferito, ma in realtà non siamo obbligati a scegliere tra l’impegnato Antonio Capuano, o il veemente Mario Martone (“Morte di un matematico napoletano“, Italia, 1991 ) i fratelli maggiori e “pittori”. In grado, tutti e due, di raccontare i personaggi con una sola inquadratura: così è successo per il bambino Mario, memorabile nella scena di dialogo con il cagnolino, e per il matematico Renato, inquadrato alla stazione come uno dei resti alcolici e sfatti del comunismo intellettuale.
Ci sono anche i fratelli giovani, da non perdere di vista. Paolo Sorrentino: ironico lui, pungente. Azzeccato nel racconto di un mondo che pare improbabile, e invece non lo è. (Vogliamo parlare,tanto per capirci, della timida, tradita, tossica e tremenda vita del protagonista de “Le conseguenze dell’amore” (Italia, 2004)? O ancora meglio, della sfiga tiranna che per colpa e per destino domina le vite musicali e calcistiche degli Antonio de “L’uomo in più” (Italia, 2001)?). Poi c’è Vincenzo Marra, che è il mio preferito, visto che tutti ne abbiamo uno. Le due parole su “Vento di Terra” sono: semplice e forte. Pochi attori, poche parole, pochi virtuosismi nella recitazione e nei movimenti di macchina, ma pregno, ruvido, carico di significato.
Drammatico, non dico di no; bisogna essere in vena.
Però lo siamo. Più spesso di quanto si creda.
LA FRASE CHE PRUDE
“io penso che il calcio è un gioco, e tu sei fondamentalmente un uomo triste. (L’uomo in più, Italia, 2001)
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25 settembre 2006 alle 19:22
perchè nessuno commenta il mio post più bello?
16 ottobre 2006 alle 09:58
[...] Ve ne parlavo nel post intitolato Napoli ci rende giustizia e adesso eccolo qua, il documentario di Vincenzo Marra. Un giudice della corte d’appello, un giudice a latere, un famoso avvocato penalista napoletano e un caso legato alla camorra sono gli ingredienti principali. Ma la protagonista è lei, bella guagliona bendata. La giustizia italiana in uno scorcio di vita quotidiana. Una giustizia che scrive i numeri di telefono sul muro ma è disposta a fare udienze il sabato mattina, che mangia pane e salame e scrive sui giornali, che arriva e non trova la porta aperta , ma non chiude la porta in faccia a chi accoltella la moglie. Una giustizia fatta di uomini e di cultura, di cavilli e di prigioni, di idee di destra e idee di sinistra. Una giustizia per passione o per mestiere, che santifica il tribunale o profana la chiesa? Una giustizia che forse c’è e forse manca, o forse che comincia ad esserci proprio perchè sottolinea da se stessa quando manca. [...]