Aspettando di vedere come reagirà  Venezia al  nuovo lavoro di Vincenzo Marra “L’udienza è aperta” (Italia,2006), solo due parole sul precedente “Vento di Terra” (Italia,2004) con Vincenzo Pacilli, Edoardo Melone, Francesco Giuffrida.
Bisogna essere in vena per guardarlo, naturalmente, come tutte le pellicole più o meno recenti dell’ inquieta avanguardia napoletana.
E’ una medusa di avanguardia, questa: varie teste, inquadrature diverse, sceneggiature molteplici. Ma partenopea. Indagatrice. Poco sotto i riflettori, molto dietro la macchina da presa. Ognuno per sè e tutti per il cinema. E per la gente, che spesso non è cinema ma a volte lo è.
Tutti abbiamo un preferito, ma in realtà  non siamo obbligati a scegliere tra l’impegnato Antonio Capuano, o il veemente Mario Martone (“Morte di un matematico napoletano“, Italia, 1991 ) i fratelli maggiori e “pittori”. In grado, tutti e due, di raccontare i personaggi con una sola inquadratura: così è successo per il bambino Mario, memorabile nella scena di dialogo con il cagnolino, e per il matematico Renato, inquadrato alla stazione come uno dei resti alcolici e sfatti del comunismo intellettuale.
Ci sono anche i fratelli giovani, da non perdere di vista. Paolo Sorrentino: ironico lui, pungente. Azzeccato nel racconto di un mondo che pare improbabile, e invece non lo è. (Vogliamo parlare,tanto per capirci, della timida, tradita, tossica e tremenda vita del protagonista de “Le conseguenze dell’amore” (Italia, 2004)? O ancora meglio, della sfiga tiranna che per colpa e  per destino domina le vite musicali e calcistiche degli Antonio de “L’uomo in più” (Italia, 2001)?). Poi c’è  Vincenzo Marra, che è il mio preferito, visto che tutti ne abbiamo uno. Le due parole su “Vento di Terra” sono: semplice e forte. Pochi attori, poche parole, pochi virtuosismi nella recitazione e nei movimenti di macchina, ma pregno, ruvido, carico di significato.
Drammatico, non dico di no; bisogna essere in vena.
Però lo siamo. Più spesso di quanto si creda.

LA FRASE CHE PRUDE

“io penso che il calcio è un gioco, e tu sei fondamentalmente un uomo triste. (L’uomo in più, Italia, 2001)