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Nessuna qualità agli eroi  (Italia, 2007)
di Paolo Franchi, con Elio Germano,Bruno Todeschini, Irene Jacob

Se una cosa può peggiorare lo farà. Per Bruno è sempre andata così. Di male in peggio. Figlio di un arista famoso, egoriferito e arido, passa un’infanzia trascurata, che non gli permette di raccogliere un solo ricordo che valga la pena trattenere nella memoria. Cresce, si sposa, rimane con la stessa faccia compunta e triste del bambino che era. Non può avere figli. E forse è meglio; che senso ha riprodursi per ripropinare alla metà del nostro patrimonio genetico la stessa vuota mancanza di senso? Che senso ha rimettere in circolazione almeno una parte di noi? Tanto, uomini senza qualità ce ne sono anche troppi. Tutti gli altri hanno qualità pessime. Giorgio Neri, per esempio. Che finge di fare il direttore di banca, e poi è un usuraio. E Luca? Quello strano ragazzo che sa tutto di Bruno? Forse è lui quello che sistemerà le cose? La risposta è no.
Franchi si inzuppa nel made in Italy più stravisto, e ci fa venire nostalgia di uomini medi più semplici e più tragici nella loro vuotaggine.  Non c’è bisogno di usura, sterilità, infanzia saccheggiata per raccontare la vita di uomini senza qualità. Alla fine basta un “Sorpasso” (D.Risi, Italia, 1962).

Esprimere il male di vivere signori, non è cosa da tutti. Tanto è vero che quelli che ci sono riusciti lo conoscevano bene, e forse ne sono morti. Leopardi, Sartre, ma forse anche personaggi più popolari, come Marylin Monroe, che più che ostentare il suo dolore lo schiacciava, bamboleggiando tra un Happy Birthday Mr President e una nuova sfumatura di biondo platino. Che la persona senza qualità sia un uomo medio o un’attrice stellare poco importa. Nella vita di queste persone la tragedia non proviene mai dall’esterno.