Ramiro
di Adam Selo, con Giovanni Méndez Ayala

Messico da giovane perchè il Messico è capace di rimanere giovane, soprattutto mentre invecchia. Messico che lavora ma senza l’ansia del tempo, visto che il tempo gli appartiene .Questo perchè se sei messicano, e sei bambino, hai le manine ruvide e il sole negli occhi, sai che c’è da lavorare e che ci vuol poco a far suonare un carillon. Se c’è il tuo albero da qualche parte, basta un regalino dal negozio del ferramenta e una corsa incontro al gioco. E la feria è già  arrivata.
Selo gira un dipinto a colori vividi e caldi, dove la luce si solleva e spinge con forza gli elementi verso il centro dell’inquadratura. Ma è una luce che non acceca e non impolvera. Il quadro scorre, limpido e lineare, come i desideri dei bambini.

Il regista dice :
Un film che parla di bambini, ed è dedicato ai bambini. E’ rischioso.
Se vuoi dire che ho usato un bambino sapendo che niente intenerisce come i bambini, non stiamo parlando di rischio. E’ vero e basta. Ma il punto è che a me i bambini messicani hanno commosso . E mi hanno parlato, in maniera tanto limpida da non poter raccontare quello che avevo sentito, se non attraverso uno di loro. E’ vero che il bambino è una strizzata d’occhio allo spettatore. Ma è anche il veicolo migliore per parlare della sincerità  che ho incontrato. E poi il Messico è bambino. Anzi, bambini. Dappertutto, in ogni momento della giornata: la vita dei messicani è sempre raccontata e circondata dai bambini. E se si vuole parlare di Messico, questa è una cosa che non si può ignorare.

Ci sono sorrisi, e sostanziale felicità nei volti delle persone che compaiono nel tuo corto.
E’ una cosa strana vero? A noi, abituati ad essere sempre scontenti, viene da dire: ma cosa avranno da ridere, questi? La faccenda però, da loro è diversa. E come se il valore principale della vita non fosse la ricerca della felicità. Non c’è niente da cercare, perché la felicità è già a portata di mano. Non dico che si accontentino, dico che si godono le cose. La compagnia, prima di tutto.Famiglie numerosissime con il gusto dello stare insieme. Poi, il riposo. La siesta, che nell’immaginario collettivo è pelandronite, è solo un momento di riposo assaporato, meritato e senza sensi di colpa. E infine il gioco. Ramiro gioca perché è un bambino, d’accordo, perché un bambino non può non giocare. Ma in Messico si gioca quando si parla, si gioca quando ci si ritrova e si gioca quando si deve “criticare”. Tutto è buttato sullo scherzo e sul gioco di parole. E’ una felicità fatta di momenti piccoli, d’accordo. Ma continui. Quindi è felicità alla portata di ognuno.

Questa luce particolarissima?
Io e Mattia Petullà ci siamo soffermati attentamente sulla preparazione dell’inquadratura, per non correre il rischio di ottenere un girato con colori troppo aggressivi. L’intensità dei colori che si vede nelle strade del Messico avrebbe finito col soffocarne la varietà, che è invece una componente preziosa dell’immagine.Per questo in camera, mentre giravamo, c’erano già impostazioni di de-saturazione, che in post-produzione sono state accentuate per rispettare il calore delle tonalità..

Un’ultima curiosità…cosa vuol dire ahorita?
E’ una parola solo messicana. E’ un concetto messicano, ed è legato al tempo della loro vita di cui parlavo prima.Non è il corrispondente di ora, adesso. E’ piuttosto un sì, appena posso. La verità è che, se sto parlando a telefono con una amica messicana e qualcuno viene a chiederle qualcosa, lei risponderà “ti richiamo”, aggiungendo ahorita. Poi,magari sta al telefono con me un’altra mezz’ora, perché nel suo ahorita c’era, “ti richiamo il prima possibile, a seconda di quando mi andrà di farlo.” Quindi,nel corto, il cartello appeso fuori dal ferramenta significa: ritorno il prima possibile, compatibilmente con quel che va a me. E’ affascinante. Il tempo in funzione della vita e non la vita in funzione del tempo.

Qui c’è il link per vedere Ramiro.