TEOSOFIA
di Michele Vaccari, Lucio Basadonne con Fabrizio Levriero, Marta Antonucci, Alberto Rizzi

Cosa c’è di vero nel virtuale? A volte il peggio di noi e a volte il meglio. Ma mai noi. Così ecco che appare l’eterna studentessa di medicina, Sonia, o Sofia a seconda dei casi. Ha una voce fresca, la fissa per la magrezza, il nonno che muore. Un sacco di complessi nei confronti del padre, una disperata solitudine che condivide con un branco da chat community. Amici con nomi fittizi, ruoli inventati, una vita vera da qualche parte, un’esistenza da videogame nel contingente. Poi c’è Teo, che invece appartiene ad un’altra generazione. Che ne sa meno, di giochi di ruolo, festini trasgressivi, dark rooms e nicknames. Lui fa ancora le cose tradizionali, come andare a puttane,  tradire la moglie e a cercarsi avventure sul posto di lavoro. Ma grazie all’incontro con una ragazzina che gli invia foto in pose hard, non si scandalizza della sua masturbazione in diretta e si arrabbia solo quando viene disconnessa, il trentacinquenne si trova a scendere in un turbine di perversione che forse non è peggiore di quel che aveva conosciuto fino ad allora. Però è documentato.
Una riflessione, quella di Vaccari e Basadonne, senza giudizi morali. Come a dire che i panni sporchi non si lavano né in famiglia né in chat. Non si lavano e basta.
Si abusa di molte parole in Teosofia. Della parola cazzo, della parola puttana,della parola scopare. Della parola amore.  E  qui sta allo spettatore capire quando è vera, quando no, e quando, nonostante tutto, crede di esserlo.

Teosofia parla il linguaggio del web ed è stato girato con camere di sorveglianza, webcam e videotelefoni, autovelox, handycam. E’ costato all’incirca 400 euro e sta facendo parlare di se, ironia della sorte (o no?) attraverso il passaparola dei forum, dei blog e di myspace.

Il film è scaricabile qui in diversi formati.