La cessione del quinto per ristrutturare un immobile

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La ristrutturazione di una casa o di un immobile è un’operazione economica gravosa e spesso rimandata, normalmente perchè non c’è liquidità disponibile.

Eppure, alcuni lavori di manutenzione straordinaria o alcune riparazioni necessarie non possono essere continuamente procrastinate: in questi casi si deve chiedere un prestito.

La ristrutturazione della casa, oltre a rappresentare un tema per l’ottenimento di importanti benefici fiscali, è anche un argomento noto alle banche e agli intermediari che hanno alcuni prodotti ad hoc per queste necessità.

Uno è il mutuo: per lavori di importo rilevante, infatti, è spesso necessario stipulare un mutuo ipotecario iscrivendo ipoteca notarile sulla casa (o su qualche altro immobile).
Lavori di importo meno importante, invece, si possono finanziare con un prestito.

Vediamo qui le peculiarità che rendono vantaggioso e molto utilizzato il prestito con la cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

Servono preventivi e progetti di ristrutturazione?

Assolutamente no: il prestito con la cessione del quinto non è vincolato alla presentazione di preventivi o offerte per la ristrutturazione.
La banca o l’intermediario nemmeno controllerà se e dove verranno spesi i soldi prestati.

È difficile richiedere il prestito?

Assolutamente no: il fatto che già ci sia una garanzia e che la rata sia sostenibile rende più fattibile l’approvazione di una richiesta.

La domanda di finanziamento va fatta a banche o intermediari finanziari allegando alcuni documenti.
I documenti necessari sono:

  • documento d’identità;
  • codice fiscale e permesso di soggiorno per gli stranieri;
  • per i pensionati: cedolino della pensione;
  • per i dipendenti: il certificato di stipendio: cioè un documento rilasciato e certificato dall’ufficio Personale del datore di lavoro in cui siano riportati lo stipendio lordo e netto del dipendente, la data di assunzione, l’ammontare di Trattamento di Fine Rapporto maturato e le eventuali trattenute già presenti in busta paga;
  • l’ultima busta paga.

Servono fideiussioni di terzi?

Assolutamente no: con la cessione del quinto la rata dovuta viene trattenuta dallo stipendio o dalla pensione del debitore e viene versata direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico.
Il fatto che chi chiede un prestito abbia un lavoro o sia beneficiario di una pensione è una garanzia sufficiente per la banca o l’intermediario finanziario che erogano il prestito.

Firmato il contratto, la banca informa il datore di lavoro del debitore o il suo ente pensionistico che sono obbligati a seguire le indicazioni e i tempi per il pagamento delle rate.

La rata potrebbe essere insostenibile?

Assolutamente no: ciò che rende un prestito con la cessione del quinto particolarmente vantaggioso è che la rata può e deve essere al massimo pari ad un quinto dello stipendio o della pensione, praticamente il 20%.
Per esempio: con uno stipendio netto di 1.000€ si può pagare al massimo una rata mensile di 200€.

Il prestito dura più di 10 anni?

Assolutamente no: la durata massima per un prestito di questo tipo è 10 anni, o comunque pari al numero degli anni che mancano alla pensione.
Solo i dipendenti ministeriali possono godere di un’eccezione a questo proposito: al momento del pensionamento possono infatti scegliere se estinguere il debito o continuare a pagarlo con a pensione.
Per i pensionati, la durata del prestito non può superare il 90° anno di età.

La rata potrebbe cambiare?

Assolutamente no: la rata di un prestito con la cessione del quinto è, per definizione, fissa e costante nel tempo ed è chiara fin da subito.
È possibile richiedere di variare l’ammontare della rata ma solo dopo che è trascorso un periodo di tempo.

Il tasso di interesse potrebbe essere nascosto?

Assolutamente no: la normativa sulla trasparenza bancaria e tutela dei consumatori rende obbligatorio esporre sia nel preventivo sia nel contratto di finanziamento i tassi praticati sul finanziamento.

In particolare devono essere indicati: il T.A.N., Tasso Annuo Nominale che è il tasso di interesse applicato sul prestito e il T.A.E.G., ovvero il Tasso Annuo Effettivo Globale che è l’effettivo tasso applicato tenuto conto di tutti gli addebiti, ad esempio i costi per l’istruttoria di credito o i costi per la copertura assicurativa.

Numerosi siti internet offrono la possibilità di confrontare molte offerte di banche e intermediari finanziari sulla base della convenienza del tasso, rendendo più semplice trovare la soluzione più adatta.

Si ottengono solo finanziamenti bassi?

Assolutamente no: l’importo finanziato può essere anche molto rilevante, ovviamente dipende dall’ammontare dello stipendio (o della pensione) e dal tasso di interesse applicato.

Per esempio: con una rata mensile di 200€ e un TAN del 5% si può arrivare a restituire più di 14.000€ in 10 anni.

Si è penalizzati se segnalati nelle banche dati?

Assolutamente no: il prestito con la cessione del quinto è una modalità particolarmente garantita per le banche che, quindi, valutano positivamente anche chi ha avuto degli inconvenienti con passati pagamenti.
Nonostante abbia avuto episodi di ritardo nei pagamenti o insolvenze, se il richiedente ha un lavoro stabile in una azienda sufficientemente solida, ha un TFR maturato e non ha altre trattenute rilevanti in busta paga, l’istruttoria dovrebbe concludersi in modo positivo.

Se mi succede qualcosa, tocca alla mia famiglia pagare?

Assolutamente no: il prestito con la cessione del quinto prevede normalmente una copertura assicurativa che copra dal rischio di perdere il lavoro, dal rischio di invalidità anche permanente e dal rischio di morte. È un costo extra, ma è una tutela per gli eredi e la famiglia del contraente.

Il datore di lavoro o l’ente pensionistico possono rifiutarsi?

Assolutamente no: la cessione del quinto è un diritto del dipendente e nessuno può opporvisi.
Quando il finanziamento è approvato, la banca o l’intermediario informano il datore di lavoro o l’ente pensionistico della stipula del contratto e comunicano le modalità con cui la rata deve essere versata e tutti gli obblighi conseguenti.

Per esempio, in caso di licenziamento, il datore di lavoro deve bloccare ogni pagamento al dipendente, compreso quello del Trattamento di Fine Rapporto dovuto che va, invece, versato alla banca.

Il TFR è sottoposto a tutela in caso di licenziamento anche se è presso un Fondo Pensione: la banca notifica anche al Fondo il divieto di erogare somme al debitore per salvaguardare il TFR come garanzia.

Con una casa da ristrutturare o sistemare la liquidità non deve mai mancare e un prestito con la cessione del quinto è davvero una soluzione rapida, sicura e sostenibile.

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